web engineering

Cosa che non ci dispiace affatto, anche se, per ora, questa nuova variazione all’algoritmo di Google riguarderà solo il mercato americano.

In termini pratici il risultato dovrebbe essere una classificazione di maggior peso per quei siti che propongono contenuti reali e non solo a scopo promozionale.

Negli ultimi anni molte aziende si sono dedicate al posizionamento, proponendo servizi di article marketing di bassa qualità e vendendo contenuti obsoleti o addirittura costruiti a colpi di copia e incolla.

Una pratica in primo luogo dannosa oltre che pericolosa, dato che il cross-posting va direttamente a violare i terms of use di Google ma soprattutto dequalificante per i clienti, che si trovano, il più delle volte in modo del tutto inconsapevole, a veicolare contenuti decisamente low-level.

La rete è spesso una benedizione, quando si cercano informazioni e contenuti, ma può trasformarsi in un autentico incubo quando si tratta di discernere i contenuti autentici da quelli copiati e, soprattutto, quando si cercano fonti affidabili.

Il termine SEO (Search Engine Optimization) ormai ha di fatto perso molto del suo appeal ma, soprattutto, della sua corrispondenza con qualcosa di particolare.

Per un certo periodo, infatti, l’attività SEO non veniva neppure percepita dalla clientela e occorrevano parecchi sforzi per spiegare correttamente di cosa si trattasse.

Per diverso tempo, molte aziende hanno campato promettendo piazzamenti garantiti per parole chiave direttamente ai primi posti dei risultati nelle ricerche, promesse di fatto impossibili da mantenere esclusivamente con mezzi tecnici, specialmente sul lungo periodo.

Un motore di ricerca è, a tutti gli effetti, in particolar modo un’analizzatore semantico. Il suo scopo è quello di fornire risultati congruenti a contenuti in risposta ad una richiesta della clientela. Questa è la condizione di base. Il fattore economico trova di fatto la sua realizzazione nell’indotto del servizio, come nel caso delle AD-Words di Google e della vendita di servizi e consulenze ad enti governativi.

Il termine web design, oggi molto usato e altrettanto inflazionato, ha prodotto negli anni un grosso equivoco: quello per cui si ritiene comunemente che la realizzazione di un sito web si riduca sostanzialmente alla realizzazione grafica. Ma non è così.

Realizzare la grafica di un sito web, infatti, non è cosa difficile. Richiede sostanzialmente qualche attitudine artistica ed una buona capacità di interpretare le richieste del cliente, morta lì.

Quello che richiede invece una professionalità molto più estesa è il cosiddetto “Web Engineering”.

Un buon sito infatti ha nell’immagine estetica (generata dall’impostazione grafica) solo una piccola parte della sua sostanza. Quello che conta veramente, oltre ai contenuti, è tutto il backend teconologico che sostiene le pagine che vengono visualizzate.

E’ la stessa differenza che c’è tra un architetto e un geometra. Così come il geometra è l’esecutore tecnico dell’architetto, la realizzazione grafica di un sito non è che il risultato finale, l’esecuzione tecnica di un progetto che deve tenere presente professionalità e fattori non alla portata di tutti.

Ad esempio, una cosa da molti sottovalutata è la scelta del provider quando, per questioni esclusivamente economiche, si sceglie una piattaforma di hosting solo in base al prezzo (basso) senza tenere conto delle conseguenze che questo implica.

Un sito web, quando va in linea, deve essere il risultato di un progetto preciso, con un suo ciclo di vita, una sua finalità, i suoi metodi e le sue motivazioni. Questo vale per qualunque tipo di sito, dal più semplice, magari statico e di poche pagine, al più complesso, ad esempio nel caso di siti dalla forte connotazione dinamica o strettamente correlati con database aziendali o altre risorse, quali piattaforme di supporto clienti o di help desk.