GRAN PARTE DELLA COMUNICAZIONE AVVIENE ATTRAVERSO TUTTO CIO’ CHE NON E’ ESPRESSO DA CIO’ CHE VIENE DETTO.
Questo perché è la percezione che influenza il comportamento, i movimenti del corpo e le modulazioni della voce i quali, a loro volta, trasmettono messaggi che l’inconscio di chi osserva recepisce chiaramente.
In uno degli esempi più classici se cammino in un bosco e nella strada trovo un bastone a terra, per il cervello non conta che quello sia un bastone o un serpente.
Se per qualche motivo mi sembra di vedere un serpente tutto il mio corpo automaticamente reagirà di conseguenza, come se ci fosse davvero il serpente.
Ecco perché il livello che più influisce sulla comunicazione non è quello del contenuto delle parole che diciamo, ma quello delle nostre convinzioni rispetto alla situazione.
Tutto ciò che penso davvero di chi ho davanti è espresso dal linguaggio non-verbale (movimenti, gesti, posture, respirazione) e para-verbale (toni di voce, pause, etc.).
Questo linguaggio è estremamente più diretto di quello verbale e, quando vi è contraddizione fra i due, è il primo che prevale.
Questo dice sempre la verità!
La verità su ciò che pensiamo davvero.
Cos’ è la comunicazione?
La comunicazione non è un concetto, né qualcosa di statico e davvero definibile, ma un processo.
In quanto tale è qualcosa che avviene costantemente e, più che definirla, occorre diventarne coscienti e, successivamente, padroneggiarla.
Ecco perché se è possibile studiarne le caratteristiche osservate da tanti ricercatori e studiosi che ne hanno specificato alcune caratteristiche (approfondire quindi la scienza della comunicazione), è fondamentale, per vivere i benefici di una comunicazione efficace, farne pratica, sperimentarne cioè la sostanza fino a trasformarla in arte.
Se la scienza della comunicazione ha generato grandi quantità di studi e testi relativi (che ovviamente vale la pena approfondire), i due punti essenziali sui quali tutti sembrano essere d’accordo e che da soli potrebbero fornire lo spunto sufficiente per una vita di ricerca e sperimentazione sono:
1)NON SI PUO’ NON COMUNICARE
2)GRAN PARTE DELLA COMUNICAZIONE AVVIENE ATTRAVERSO TUTTO CIO’ CHE NON E’ ESPRESSO DA CIO’ CHE VIENE DETTO
Il booktrailer è una forma di marketing nata negli Stati Uniti nel 1994 e poi diffusasi dieci anni dopo. Si tratta di un breve video clip che, allo stesso modo dei trailer cinematografici, fornisce una sorta di sintesi qualitativa del contenuto di un libro.
Un booktrailer, per essere efficace, deve soprattutto trasmettere la qualità del libro di cui vuole essere ambasciatore, senza anticipare molto la trama, e in un tempo molto breve. La durata normale di un booktrailer non supera il minuto e mezzo, anche se a volte se ne vedono di molto più lunghi.
Il vantaggio di questo tipo di elemento promozionale è quello di dare una rappresentazione visiva del testo, in un tempo ridotto ma con un impatto emotivo molto maggiore rispetto ad una sintesi o ad una recensione.
In Italia, dove come sempre realtà di questo tipo arrivano con un bel po’ di ritardo, sono ancora poche le case editrici che corredano il proprio catalogo con questo tipo di presentazione, anche se la cosa sta prendendo sempre più piede.
La comunicazione è un’arte. E come ogni arte ha i suoi segreti.
Ma qual’è il “segreto” della comunicazione?
Immaginate due cerchi concentrici con un punto al centro.
Il secondo cerchio (quello più esterno) rappresenta la comunicazione ordinaria, il parlare quotidiano e meccanico, il dire ciò che si dice così, senza pensarci (e spesso senza neanche ricordarsi di cosa si è detto).
Il primo cerchio, il più interno, rappresenta quella che oggi si definisce “comunicazione efficace”, quella insegnata in gran parte dei corsi omonimi, rivolti a chiunque abbia a che fare con “gli altri” specie se per motivi professionali.
La conoscenza di questo primo cerchio implica la padronanza della comunicazione non-verbale, quella cioè più celata, riguardante posture, gesti, toni di voce, e che permette la consapevolezza e la gestione degli stati emotivi propri e dell’altro.
In realtà non è semplice acquisire dimestichezza con questi aspetti, e spesso si finisce per apprendere solo delle tecniche che, in quanto tali, si situano per così dire a metà, fra il primo e il secondo cerchio. Ma anche diventando esperti di comunicazione efficace, si rimane “fuori” dal centro, il cuore, il segreto.
Si rimane ancora in un campo che sta a metà fra il tentare di convincere o manipolare l’altro e “vendere” se stessi, per paura di non essere capiti, giudicati non degni di ascolto e fiducia.

