comunicazione

Da questa notte, se fate l’embed di un filmato YouTube sfruttando il codice Iframe, ovvero HTML5, non stupitevi se il filmato parte da solo e non c’è modo di fermare l’autoplay.

Molto probabilmente avete usato un plugin per effettuare l’embed, oppure no, ma il problema nasce dal codice che genera l’iframe.

Quello che, molto probabilmente, vi causa l’inconveniente, è un errato uso dell’opzione autoplay.

Se avete incluso qualcosa come “autoplay=0″ per disabilitare questa opzione, siete fregati, perchè in HTML5 l’opzione “autoplay” è booleana in partenza.

Vale a dire che se volete lo start automatico del clip, dovete inserire semplicemente “autoplay” (e non autoplay=0), mentre se non volete la partenza automatica… non dovete mettere nulla.

Per esemplcificare, con il seguente codice il filmato NON parte automaticamente:

<iframe width=”560″ height=”349″ src=”http://www.youtube.com/embed/0Mi79xtyJV4″ frameborder=”0″ allowfullscreen></iframe>

mentre con questo, l’autoplay è abilitato:

<iframe width=”560″ height=”349″ src=”http://www.youtube.com/embed/0Mi79xtyJV4″ frameborder=”0″ allowfullscreen autoplay></iframe>

Una rubrica che presenta persone e personaggi di spessore umano e professionale, ma con poca visibilità. Lanciata sul blog di Francesco Amato, questa periodica pubblicazione di personaggi, in sinergia con le varie piattaforme social, è studiata per consentire la base di una diffusione della loro immagine, in special modo nei riguardi del loro nominativo e delle keywords di competenza.

Il progetto prevede la reiterazione e la composizione di diversi filmati, clips e articoli su vari blog e testate web, al fine di massimizzarne la presenza in rete. Un percorso SEO specifico, a lungo termine e ad ampio respiro che prevede obiettivi a breve, medio e lungo termine.

Il primo video clip riguarda Catherine Bellwald, fisiatra e agopuntrice, depositaria di tecniche di agopuntura antiche e di rielaborazioni delle stesse su basi strettamente tecnologiche e scientifiche.

Intervista alla Dott. ssa Catherine Bellwald…

Quando si parla di Viral Marketing, spesso le persone non sanno a cosa ci si riferisca. Un esempio è questo clip, realizzato da Docomo per il lancio del telefono Touch Wood SH-08C

Girato con attrezzature ovviamente di grande tecnologia per la registrazione audio (non sono stati aggiunti suoni artificiali), in poco più di venti giorni ha fatto il giro del mondo, totalizzando sulla sola piattaforma YouTube oltre 500.000 visualizzazioni.

Obiettivo centrato (tool awareness) e, come effetto collaterale, una bella spinta di brand, a costo zero (a parte la realizzazione del clip).

GRAN PARTE  DELLA COMUNICAZIONE AVVIENE ATTRAVERSO TUTTO CIO’ CHE NON E’ ESPRESSO DA CIO’ CHE VIENE DETTO.

Questo perché è la percezione che influenza il comportamento, i movimenti del corpo e le modulazioni della voce i quali, a loro volta, trasmettono messaggi che l’inconscio di chi osserva recepisce chiaramente.
In uno degli esempi più classici se cammino in un bosco e nella strada trovo un bastone a terra, per il cervello non conta che quello sia un bastone o un serpente.
Se per qualche motivo mi sembra di vedere un serpente tutto il mio corpo automaticamente reagirà di conseguenza, come se ci fosse davvero il serpente.
Ecco perché il livello che più influisce sulla comunicazione non è quello del contenuto delle parole che diciamo, ma quello delle nostre convinzioni rispetto alla situazione.
Tutto ciò che penso davvero di chi ho davanti è espresso dal linguaggio non-verbale (movimenti, gesti, posture, respirazione) e para-verbale (toni di voce, pause, etc.).
Questo linguaggio è estremamente più diretto di quello verbale e, quando vi è contraddizione fra i due, è il primo che prevale.
Questo dice sempre la verità!
La verità su ciò che pensiamo davvero.

Cos’ è la comunicazione?
La comunicazione non è un concetto, né qualcosa di statico e davvero definibile, ma un processo.
In quanto tale è qualcosa che avviene costantemente e, più che definirla, occorre diventarne coscienti e, successivamente, padroneggiarla.
Ecco perché se è possibile studiarne le caratteristiche osservate da tanti ricercatori e studiosi che ne hanno specificato alcune caratteristiche (approfondire quindi la scienza della comunicazione), è fondamentale, per vivere i benefici di una comunicazione efficace, farne pratica, sperimentarne cioè la sostanza fino a trasformarla in arte.
Se la scienza della comunicazione ha generato grandi quantità di studi e testi relativi (che ovviamente vale la pena approfondire), i due punti essenziali sui quali tutti sembrano essere d’accordo e che da soli potrebbero fornire lo spunto sufficiente per una vita di ricerca e sperimentazione sono:

1)NON SI PUO’ NON COMUNICARE
2)GRAN PARTE  DELLA COMUNICAZIONE AVVIENE ATTRAVERSO TUTTO CIO’ CHE NON E’ ESPRESSO DA CIO’ CHE VIENE DETTO

Il termine SEO (Search Engine Optimization) ormai ha di fatto perso molto del suo appeal ma, soprattutto, della sua corrispondenza con qualcosa di particolare.

Per un certo periodo, infatti, l’attività SEO non veniva neppure percepita dalla clientela e occorrevano parecchi sforzi per spiegare correttamente di cosa si trattasse.

Per diverso tempo, molte aziende hanno campato promettendo piazzamenti garantiti per parole chiave direttamente ai primi posti dei risultati nelle ricerche, promesse di fatto impossibili da mantenere esclusivamente con mezzi tecnici, specialmente sul lungo periodo.

Un motore di ricerca è, a tutti gli effetti, in particolar modo un’analizzatore semantico. Il suo scopo è quello di fornire risultati congruenti a contenuti in risposta ad una richiesta della clientela. Questa è la condizione di base. Il fattore economico trova di fatto la sua realizzazione nell’indotto del servizio, come nel caso delle AD-Words di Google e della vendita di servizi e consulenze ad enti governativi.

La comunicazione è un’arte. E come ogni arte ha i suoi segreti.

Ma qual’è il “segreto” della comunicazione?

Immaginate due cerchi concentrici con un punto al centro.

Il secondo cerchio (quello più esterno) rappresenta la comunicazione ordinaria, il parlare quotidiano e meccanico, il dire ciò che si dice così, senza pensarci (e spesso senza neanche ricordarsi di cosa si è detto).

Il primo cerchio, il più interno, rappresenta quella che oggi si definisce “comunicazione efficace”, quella insegnata in gran parte dei corsi omonimi, rivolti a chiunque abbia a che fare con “gli altri” specie se per motivi professionali.

La conoscenza di questo primo cerchio implica la padronanza della comunicazione non-verbale, quella cioè più celata, riguardante posture, gesti, toni di voce, e che permette la consapevolezza e la gestione degli stati emotivi propri e dell’altro.

In realtà non è semplice acquisire dimestichezza con questi aspetti, e spesso si finisce per apprendere solo delle tecniche che, in quanto tali, si situano per così dire a metà, fra il primo e il secondo cerchio. Ma anche diventando esperti di comunicazione efficace, si rimane “fuori” dal centro, il cuore, il segreto.

Si rimane ancora in un campo che sta a metà fra il tentare di convincere o manipolare l’altro e “vendere” se stessi, per paura di non essere capiti, giudicati non degni di ascolto e fiducia.

Tante sono le difficoltà nel mondo del lavoro, tanti gli elementi da gestire per avere a disposizione quanto di meglio possa servirci per far fronte ad esse. Ma, fra tutte le risorse più o meno accessibili, ve n’è una tanto ignorata quanto a portata di mano che potrebbe fare la differenza:

NOI STESSI.


In realtà, più che di una risorsa singola, si può parlare di un serbatoio di infinite risorse e potenzialità.

E’ un fatto certo che l’attuale crisi economica sta mettendo duramente alla prova tutto il mondo aziendale ma è proprio nei momenti di crisi che occorre trovare nuove risorse.